SCIOLTO PER INFILTRAZIONI
MAFIOSE IL COMUNE DI...
di isolapulita





Una Donna il suo gioiello più prezioso non lo indossa, lo mette al mondo. Gramellini




Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.





"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).





 

domenica 17 ottobre 2010

LA PROTESTA E L'AGGUATO MORTE DI UN SINDACALISTA

LA PROTESTA E L'AGGUATO MORTE DI UN SINDACALISTA

 
Protagonista delle lotte operaie, ucciso dalla mafia e poi quasi dimenticato: così si può sintetizzare la vicenda di Giovanni Orcel, un personaggio della storia della Sicilia che a novant'anni dal suo assassinio pochi conoscono. Eppure Orcel ebbe intuizioni estremamente moderne che portarono il movimento operaio metalmeccanico a diventare protagonista in una Palermo in cui l'industria non aveva un ruolo preminente e in una regione fondamentalmente agricola. Quando morì, la notte fra il 14 e il 15 ottobre del 1920, non aveva ancora 33 anni, ma aveva alle spalle una vita vissuta intensamente. A causa delle modeste condizioni economiche della famiglia dopo le elementari aveva dovuto abbandonare gli studi per intraprendere il mestiere di tipografo. E, intanto, sin da giovanissimo aveva cominciato a frequentare la Camera del lavoro e gli ambienti socialisti che si andavano via via organizzando. Da lì a fondare la Lega dei Lavoratori del libro il passo fu breve. Nel 1914 partì per Lipsia per partecipare come rappresentante dei tipografi a un convegno socialista, ma fu costretto a fermarsi a Torino per lo scoppio della guerra. Il viaggio non fu comunque infruttuoso, infatti, gli diede modo di entrare in contatto con altri politici e sindacalisti. Dopo la parentesi della guerra riprese l'attività politica e sindacale a pieno ritmo: diventò dirigente della Camera del lavoro e, nel 1919, divenne prima vicesegretario e poi segretario generale della Fiom, il sindacato degli operai metallurgici. Da allora seguirono mesi molto intensi. «Orcel capì l'importanza del settore industriale come traino per il cambiamento di una società arretrata sul piano economico, qual era quella siciliana» dice Giovanni Abbagnato, autore di Giovanni Orcel: Vita e morte per mafia di un sindacalista siciliano. 1887-1920, libro che ha contribuito a dare nuova luce dopo decenni di silenzio. E continua: «Orcel aveva intuito l'importanza del sindacato non soltanto all'interno delle fabbriche, dove si batteva per gli aumenti salariali agganciati al costo della vita, per ridurre a otto le ore di lavoro, per le ferie retribuite, per l'abolizione dello straordinario, ma si batteva anche per affrontare problemi generali come il carovita. Sapeva quanto fosse importante calmierare il prezzo del pane per chi viveva ai limiti della sussistenza». E non soltanto. La sua attenzione abbracciava tutte le categorie meno abbienti. Era nata così l'amicizia e la collaborazione con Nicolò Alongi, un dirigente del movimento contadino di Prizzi col quale stava perfino sperimentando le prime forme di unità tra lotte contadine e operaie, anticipando quell'alleanza operai-contadini che di lì a poco sarebbe stata teorizzata da Gramsci. Un punto, questo, su cui nel tempo qualcuno ha mostrato scetticismo, ma che lo storico Giuseppe Carlo Marino, autore del volume Vita politica e martirio di Nicola Alongi contadino socialista sostiene con decisione: «Si tratta - dice - di un processo storico ampiamente verificato attraverso documenti e fonti pubblicistiche dell'epoca, in particolare quelle del movimento operaio, un movimento che pur essendo quantitativamente esiguo, tuttavia esisteva ed era molto attivo». Un riscontro diretto viene dai i giornali per i quali Orcel scrisse, e i tanti fogli da lui stesso diretti da La Riscossa Socialista fino a La Dittatura Proletaria. «Giovanni Orcel era un socialista puro, fedele alle sue idee. Era un massimalista e spesso si trovava in contrasto con i più moderati socialisti riformisti. Inoltre possedeva una buona cultura - dice lo storico Francesco Renda - e probabilmente oggi sarebbe più interessante approfondire il suo pensiero attraverso i suoi stessi scritti, che non soffermarsi sulla sua uccisione». Un'uccisione che però lascia tanti interrogativi. Erano anni difficili, anni passati alla storia con l'etichetta di biennio rosso, anni in cui la mafia per stroncare le lotte contadine non aveva esitato ad ucciderne gli esponenti di punta. L'ultimo, caduto nel marzo del 1920, era stato proprio Nicola Alongi, che peraltro già da tempo mostrava grande consapevolezza del pericolo, al punto da definirsi «un morto in licenza». Per Orcel fu un duro colpo, sentiva, e lo disse, che sarebbe stato il prossimo, tuttavia proseguì la sua lotta fino a raggiungere il momento cruciale con l'occupazione del cantiere navale e poi della ferriera Ercta. Era l'inizio di settembre del 1920 quando gli operai riuscirono a occupare il cantiere, nonostante la sorveglianza delle forze dell'ordine, entrando da un foro nel muro di cinta che lo collegava al cimitero degli inglesi. Fu un'occupazione ordinata durante la quale gli operai continuarono a lavorare e, anzi, misero in cantiere una nave alla quale fu dato simbolicamente il nome di Nicolò Alongi. Ma quello fu l'ultimo atto. Pochi giorni dopo la fine dell'occupazione, che aveva fatto sorgere dure polemiche anche fra i socialisti e nella stessa Fiom, la sera del 14 ottobre, mentre tornava a casa, all'angolo fra corso Vittorio Emanuele e via Collegio del Giusino, dove qualche anno fa è stata apposta una lapide in sua memoria, Orcel fu pugnalato da un uomo che, a quanto pare, neppure lo conosceva. Morì qualche ora dopo all'ospedale San Saverio senza neanche aver ricevuto le cure necessarie. Le indagini della polizia si conclusero senza trovare i responsabili e perfino le piste indicate dalla moglie non furono prese in considerazione. Il finale di questa storia, però, ha ancora un'appendice secondo quanto ha raccontato cinquant'anni dopo il giornalista Marcello Cimino su L'Ora. Pare che l'omicida, preoccupato dal trambusto seguito alla morte di Orcel, si sia confidato col fratello, «un lavoratore di forte tempra socialista, poi passato al Partito comunista», al quale avrebbe anche indicato il nome del mandante, un notabile di Prizzi, lo stesso che avrebbe decretato anche la morte di Alongi. Era Sisì Gristina, morto qualche mese dopo pugnalato in via Lincoln, probabilmente da qualcuno che aveva inteso fare giustizia laddove gli organi dello Stato non erano riusciti. Anche questo delitto rimase ufficialmente irrisolto. Ma la mafia ne conosceva bene le motivazioni, tant'è che, poco tempo dopo, l'assassino di Orcel, colpevole di aver rivelato il mandante, fu a sua volta ucciso.

 Rossella Leonforte
Due ispettori dell'assessorato Territorio Ambiente Regione Sicilia, in mattinata hanno fatto VISITA all'Ufficio Tecnico Comunale di Isola delle Femmine




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