SCIOLTO PER INFILTRAZIONI
MAFIOSE IL COMUNE DI...
di isolapulita





Una Donna il suo gioiello più prezioso non lo indossa, lo mette al mondo. Gramellini




Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.





"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).





 

lunedì 15 aprile 2019

SICILIA, POLVERE E RANCORE

SICILIA, POLVERE E RANCORE




01/06/2011
Un inceneritore bloccato, un cementificio in attesa dell'ok definitivo per l'uso di un certo combustibile, un piano regolatore per la tutela dell'ambiente copiato, in molte sue parti, da quello della Regione Veneto, rancori e denunce: succedeva in Sicilia nel 2007



http://www.la7.it/ambiente/video/sicilia-polvere-e-rancore-01-06-2011-77064

ANZA' SALVATORE, BELLOLAMPO, BERTOLINO, CAGGESE GIUSEPPE, CANNOVA GIANFRANCO, DIOSSINA, ISOLA DELLE FEMMINE, Italcementi, PELLERITO ALESSANDRO, PETCOKE, POLVERE E RANCORE, SANSONE VINCENZO, TOLOMEO PIETRO, TUMORI, SICILIA, POLVERE E RANCORE

mercoledì 10 aprile 2019

Nuova Isola delle Femmine: 2019 2 APRILE Terrazzo in condominio: ultime sent...

Terrazzo ad uso esclusivo del condomino e lavori di manutenzione straordinaria; rimborso delle spese di riparazione e onere della prova; illiceità della veranda sul proprio terrazzo. Il proprietario del piano sottostante al tetto comune dell’edificio, può trasformarlo in terrazzo.


Indice



Terrazze a livello: sono beni comuni 

L’art. 1117, n. 1, c.c., mentre menziona tra i beni comuni (per attitudine oggettiva al godimento comune e per concreta destinazione al servizio di tutti i condòmini) i tetti e i lastrici solari, i quali sono parti essenziali per l’esistenza del fabbricato, in quanto per la struttura e per la funzione servono da copertura all’edificio e da protezione per i piani o per le porzioni di piano sottostanti dagli agenti atmosferici, non fa espresso riferimento alle terrazze a livello. Esse, pur offrendo, rispetto al lastrico, utilità ulteriori, quali il comodo accesso e la possibilità di trattenersi, svolgono, pur sempre, anche le medesime funzioni di copertura dell’edificio e di protezione dagli agenti atmosferici e devono, perciò, ritenersi di proprietà comune ai sensi dell’art. 1117, n. 1, c.c., rimanendo attribuite in condominio ai proprietari delle singole unità immobiliari ed essendo passibili (al pari, del resto, del lastrico solare) di uso esclusivo, del quale, però, l’art. 1126 c.c. non specifica la natura giuridica (reale o personale), ma, in mancanza di titolo attributivo di un siffatto uso esclusivo, vale, per entrambi i beni, la regola generale del regime di comunione, stante la funzione della superficie così del lastrico solare come della terrazza a livello e dato che tale regime non è escluso dal solo fatto che dal bene uno o più comproprietari traggano utilità maggiori rispetto agli altri.


Danni da infiltrazioni nell’appartamento 

Dei danni che derivino da infiltrazioni nell’appartamento sottostante rispondono sia il proprietario o l’usuario esclusivo del lastrico solare (o della terrazza a livello), in quanto custode del bene ai sensi dell’art. 2051 c.c., sia il condominio, in quanto la funzione di copertura dell’intero edificio, o di parte di esso, propria del lastrico solare (o della terrazza a livello), ancorché di proprietà esclusiva o in uso esclusivo, impone all’amministratore l’adozione dei controlli necessari alla conservazione delle parti comuni (art. 1130, comma 1, n. 4, c.c.) e all’assemblea dei condomini di provvedere alle opere di manutenzione straordinaria (art. 1135, comma 1, n. 4, c.c.). Il concorso di tali responsabilità, salva la rigorosa prova contraria della riferibilità del danno all’uno o all’altro, va di regola stabilito secondo il criterio di imputazione previsto dall’art. 1126 c.c.

Manutenzione della terrazza: ripartizione delle spese

In tema di manutenzione della terrazza, ai sensi dell’art. 1125 c.c., devono essere accollate per intero le spese relative alla manutenzione della parte della struttura, identificantesi con il pavimento del piano superiore, a chi determina, con l’uso esclusivo della stessa, la necessità della inerente manutenzione; tuttavia quando, come nel caso di specie, sulla terrazza si registri l’anomalo afflusso, oltre che delle acque piovane, anche delle acque meteoriche che vi defluiscono, in assenza di pluviali che le canalizzino invece verso il piano stradale, dal latistante muro realizzato a difesa dell’intero stabile condominiale, deve ritenersi che le spese vadano ripartire fra il proprietario del piano superiore, cui spetterà comunque la quota maggiore, e il condominio.
La manutenzione dei parapetti delle terrazze
In un condominio la terrazza a livello è una superficie scoperta delimitata da parapetti e di esclusiva proprietà (o di godimento esclusivo) di un singolo condomino, che assurge per la sua fisionomia a copertura di una parte dell’edificio, normalmente gli alloggi sottostanti
Essa, anche se ha la funzione di coprire parzialmente il palazzo, assolve alla medesima funzione di copertura del lastrico solare posto alla sommità dell’edificio nei confronti degli appartamenti sottostanti. In considerazione di ciò, è soggetta alla disciplina dell’art. 1126 c.c., volto alla regolamentazione del criterio di ripartizione delle spese relative alla conservazione, ricostruzione, manutenzione dei lastrici solari di proprietà esclusiva.
L’art. 1126 c.c. così recita: <>
Il criterio di ripartizione delle spese così definito è assolutamente pacifico nella giurisprudenza di legittimità (vedasi Cass. 22896/2013; Cass.5814/2016)
Già la decisione del Supremo Collegio 497/1976, sanciva il seguente principio: <>.
La ripartizione delle spese inerenti gli elementi accessori delle terrazze, quali i parapetti prospicienti la facciata dell’edificio, non è stata esplicitata in una norma. L’assenza di uno specifico criterio legale di riparto rappresenta motivo di contrasto.
La giurisprudenza non è unanime sull’argomento, con tre diversi indirizzi
Un primo filone giurisprudenziale riparte queste spese secondo il criterio fissato dall’art. 1126 c.c., e quindi 1/3 su coloro che hanno l’uso esclusivo della terrazza ed i restanti 2/3 su tutti i condomini dell’edificio o della parte di questo a cui la stessa serve da copertura.
E’ stato affermato in merito che <> (Trib. Milano 10/2/1992).
Per decoro architettonico si intende <> (Cass. 27551/2005; Cass. 851/2007).
Il decoro architettonico nel senso sopra descritto può essere visto in un qualunque edificio (Cass. 8830/2008).
Esiste un secondo orientamento che considera il parapetto del lastrico solare un prolungamento dei muri perimetrali dell’edificio; prolungamento che, pur garantendo protezione al lastrico solare di uso esclusivo, vale a completare strutturalmente lo stabile, contribuendo a definirne le linee architettoniche (Appello Milano 15/9/1989).
Le spese ad esso relative, secondo questa tesi, andrebbero ripartite tra tutti i condomini sulla base dei millesimi di proprietà ai sensi dell’art. 1117 c.c.
Tale soluzione va senz’altro assunta qualora le spese di rifacimento o manutenzione riguardino il rivestimento esterno del parapetto il quale, contribuendo a definire la facciata (soprattutto nel caso dei parapetti in muratura costituenti continuazione del muro perimetrale), concorre a determinare l’aspetto estetico e la fisionomia dell’edificio considerato nel suo complesso.
Ed infatti richiamando la datata ma sempre attuale Cass. 5732/1978, si ha che <>
Infine, il terzo ed ultimo orientamento considera applicabile l’art. 1126 c.c. unicamente alle spese necessarie per la conservazione della funzione di copertura della terrazza escludendo quelle per il rifacimento dei parapetti o di altri ripari, in quanto le predette strutture servirebbero non già alla copertura dei vani sottostanti ma alla praticabilità della terrazza.
Tali spese resterebbero a carico esclusivo del proprietario della terrazza, unico beneficiario della loro presenza (Cass. 15389/2000). Tuttavia, se il parapetto in muratura è nato con l’edificio condominiale ed è necessario abbatterlo e quindi ripristinarlo per poter impermeabilizzare il terrazzo, la spesa segue il criterio dell’art. 1126 c.c. (Cass. 11449/1992).
Al fine di dirimere i dubbi, sarebbe opportuno che l’assemblea condominiale, chiamata a pronunciarsi sulla ripartizione delle spese di riparazione del parapetto di una terrazza a livello, in assenza di una specifica norma regolamentare, stabilisca alla unanimità uno specifico criterio di riparto.

Cosa prevede la normativa

L’art. 1126 c.c. recita:
Quando l’uso dei lastrici solari o di una parte di essi non è comune a tutti i condomini, quelli che ne hanno l’uso esclusivo  sono tenuti a contribuire per un terzo nella spesa delle riparazioni o ricostruzioni del lastrico : gli altri due terzi sono a carico di tutti i condomini dell’edificio o della parte di questo a cui il lastrico solare serve  in proporzione del valore del piano o della porzione di piano di ciascuno”.
Come risulta palese dall’interpretazione letterale l’articolo, questo si riferisce ai possessori delle porzioni immobiliari comprese nella proiezione verticale (anche definita colonna d’aria) del manufatto da riparare o costruire, per i quali funge, quindi, da copertura.
Quindi, la spesa per la riparazione o ricostruzione del lastrico solare va sopportata, ex art. 1126 c.c., per 1/3 da chi ne ha l’uso esclusivo e per i restanti 2/3 da tutti i condòmini proprietari di unità immobiliari cui lo stesso serve da copertura. Laddove chi ha l’uso esclusivo del lastrico risulti proprietario anche di metà immobile ad esso sottostante, si verifica la cd. doppia contribuzione tale per cui detto condomino, oltre ad accollarsi interamente la quota di 1/3 quale utente esclusivo, dovrà contribuire anche quanto ai rimanenti 2/3. Ciò, tuttavia, in proporzione alla sola parte che trae utilità dalla copertura e non con riferimento alla quota millesimale rappresentativa dell’intera superficie dell’appartamento (Cassazione civ., Sez. II, 23 gennaio 2014, n. 1451).
Questo è il principio di diritto da applicarsi rispetto alla situazione dello stato dei luoghi, laddove il fabbricato in questione ha diversi lastrici di copertura e,  conseguentemente,  diverse e molteplici sono le colonne d’aria sottostanti relative al rispettivo lastrico di copertura.
Su tali previsioni si innesta il deliberato dell’assemblea del condominio (Omissis) del  10.02.2016,  con il quale la spesa per i lavori straordinari è stata deliberata attribuendone il terzo al proprietario del lastrico solare  (che come tale ne ha l’uso esclusivo), nel rispetto del dettato normativo di cui all’art. 1126 c.c.. Mentre, invece, i restanti due terzi sono stati attribuiti a tutti i condòmini del fabbricato in tabella A-generale. In violazione, quindi, del dettato di cui al predetto articolo 1126 c.c..


Per maggiori approfondimenti si rimanda alla tabella completa presente nella nuova edizione di Memento Immobili e Condominio.
Voce di spesaChi pagaIn quale misura
Balconi
Rifacimento del balcone (struttura, ringhiera o parapetto)Proprietario del balcone100%
Pavimento del balconeProprietario del balcone (art. 1125 c.c.)100%
Sottofondo del balcone, che fa da copertura al balcone sottostante (cielino inferiore)Proprietario del balcone sottostante (art. 1125 c.c.). Altra tesi: essendo parte della facciata in quanto visibile, è a carico di tutti i condomini (Cass. 21 gennaio 2000 n. 637)
Recentemente si è sostenuto che il cielino appartiene al proprietario del balcone sovrastante, e a questi spetta manutenerlo (Cass. 30 aprile 2012 n. 6621)
100%; per l’altra tesi: millesimi
Rifacimento o manutenzione parapetto in muratura che è anche elemento estetico della facciata condominialeTutti i condomini, anche chi non ha balconi (Cass. 30 aprile 2012 n. 6624)millesimi
Balconata-ballatoio che serve per gli accessi alle singole unità immobiliariTutti i condomini che ne usufruisconomillesimi riparametrati in base ai condomini interessati
Cornicioni
Parte integrante della facciata condominialeTutti i condomini (Trib. Savona 19 dicembre 2004)millesimi
Facciata dell’edificio
Ripristino intonaco, tinta, rivestimento lapideo, rimozione graffiti, ecc.Tutti i condomini (anche quelli che non affacciano sulla facciata oggetto di manutenzione)
(Trib. Roma 4 agosto 2009 n. 16966)
millesimi
Parapetti dei balconi considerati parte integrante della facciataTutti i condomini (anche chi non ha balcone)millesimi
Lastrico solare (terrazzo)
Condominiale, aperto a tutti (stenditoio, solarium) o inutilizzabile (copertura dell’edificio a terrazzo asfaltato anziché a spiovente). Riparazioni, rifacimenti, ecc.Tutti i condominimillesimi
Di proprietà o in uso esclusivo di uno o più condomini, in caso di riparazioni strutturali, rifacimento, impermeabilizzazioneSia il proprietario o usuario, sia i restanti condomini che lo sfruttano come copertura dell’edificio (valutare quali unità immobiliari sono in concreto coperte dal terrazzo essendo sottostanti: Cass. 23 marzo 2016 n. 5814, Cass. 24 marzo 2016 n. 5867, Cass. 4 giugno 2001 n. 7472), tenendo conto che se copre locali comuni (caldaia, portineria, ecc) pagano sempre tutti. Il regolamento condominiale può prevedere comunque che le spese siano sostenute da tutti in ogni caso (Cass. 16 febbraio 2017 n. 4183)1/3 chi lo usa in esclusiva, 2/3 tutti i condomini coperti dal terrazzo (o tutti, vedi di fianco) in millesimi (art. 1126 c.c.), in proporzione del piano (art. 68 disp.att. c.c.). Gli appartamenti sottostanti devono contribuire nei due terzi  sulla base dei metri quadrati che risultano effettivamente coperti e non per l’intero valore millesimale attribuito all’unità immobiliare (Cass. 23 gennaio 2014 n. 1451).
Se il condomino che ha l’uso esclusivo del lastrico è contemporaneamente proprietario di un appartamento sottostante o di una parte di esso  è soggetto alla doppia contribuzione. In pratica sarà tenuto al pagamento per intero della quota di 1/3, nonché di una quota aggiuntiva dei 2/3
Di proprietà o in uso esclusivo di uno o più condomini, in caso di risarcimento danni da infiltrazioni all’appartamento sottostanteSia il proprietario (o usuario) del terrazzo, sia l’intero condominio, se risulta che l’amministratore non ha effettuato i doverosi controlli per la conservazione dell’edificio (Cass. SU 10 maggio 2016 n. 9449, Cass. 13 dicembre 2007 n. 26239). Solo al proprietario (o usuario) del terrazzo se è data prova rigorosa che i danni derivano da sua esclusiva colpa (Cass. 7 febbraio 2017 n. 3239)accertata la responsabilità in concorso di entrambi i soggetti, l’ammontare dei danni va ripartito tra essi nella misura di 1/3  a carico del proprietario o usuario, e 2/3 a carico di tutti i condomini coperti dal terrazzo in millesimi (art. 1126 c.c.)
Di proprietà o in uso esclusivo di uno o più condomini, in caso di nuova piastrellatura, ringhiera, elementi illuminanti e elementi per la miglior fruibilitàSolo chi ha in uso la terrazza (Cass. 28 settembre 2012 n. 16583, Cass. 19 gennaio 2004 n. 735, Cass. 25 febbraio 2002 n. 2726, Trib. Milano 10 febbraio 1992), salvo non sia indispensabile la loro demolizione per il rifacimento del manufatto100%




2019 2 APRILE Terrazzo in condominio: ultime sentenze CONDOMINIO VIA SCIASCIA


CARDINALE ANGELA PRESTIGIACOMO, ciampolillo, CONDOMINIO, DI VIA, LASTRICO, MESSINA, MILLESIMALI, MURI DI CINTA, SPESE, TERRAZZO, VANO SCALE, VERANDA, VIA SCIASCIA, ZANGARA,

domenica 31 marzo 2019

Nuova Isola delle Femmine: 2019 29 MARZP TAR PALERMO N. 00922/2019 REG.PROV.C...

Pubblicato il 29/03/2019

N. 00922/2019 REG.PROV.COLL.
N. 03937/2015 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 3937 del 2015, proposto da
Claudio Caruso, rappresentato e difeso dall'avvocato Danilo Giracello, con domicilio digitale come da indirizzo PEC risultante dal registro tenuto presso il Ministero della Giustizia, e con domicilio fisico presso il suo studio sito in Palermo, via E. Fermi 58; 
contro
Comune di Isola delle Femmine in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Alessandro Savoca, con domicilio digitale come da indirizzo PEC risultante dal registro tenuto presso il Ministero della Giustizia, e con domicilio fisico presso il suo studio sito in Palermo, via L. Da Vinci n. 94; 
per l'annullamento
- del provvedimento di diniego di concessione edilizia n. 10 del 05/10/2015, notificato l'8/10/2015, in relazione alla denuncia di inizio attività (D.I.A.) prot. 14612 del 23/10/2014 per l’ampliamento di un edificio sito in Isola della Femmine, al catasto al foglio 3 particella 2005, realizzato in forza della concessione edilizia n. 32 del 06/10/1998, mediante realizzazione di un corpo di fabbrica con struttura in cemento armato, costituito da un piano seminterrato e da un piano fuori terra, adiacente alla costruzione esistente.
- della comunicazione di avvio del procedimento trasmessa al ricorrente il 07/08/2015 prot. n. 9951; - di ogni altro atto connesso, presupposto e/o consequenziale.




Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Isola delle Femmine;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 marzo 2019 il cons. Nicola Maisano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.




FATTO
Con ricorso notificato in data 7 dicembre 2015, e depositato il successivo 11 dicembre, il ricorrente ha impugnato i provvedimenti indicati in epigrafe articolando svariate censure di violazione di legge ed eccesso di potere e sostenendo che a seguito della scadenza dello strumento urbanistico attuativo, per decorrenza dei termini di efficacia, sono venuti meno i vincoli esistenti sul terreno del ricorrente, con la conseguenza che trovano applicazione gli indici di fabbricabilità dettati per la zona dal p.r.g.; da ciò deriverebbe la piena ammissibilità dell’intervento edilizio che il ricorrente intende realizzare e l’illegittimità della determinazione assunta dal Comune resistente che ritiene ancora efficaci i vincoli disposti con una strumento attuativo che ha ormai perduto efficacia.
Sarebbe inoltre inapplicabile, riguardando fattispecie diverse, l’art. 17, comma 3, della legge n. 1150/1942, la cui disciplina è stata richiamata nel provvedimento impugnato; la determinazione assunta sarebbe in contrasto con quanto statuito nella sentenza di questo Tribunale n. 1986/2015 del 29 luglio 2015, passata in giudicato; il provvedimento impugnato sarebbe illegittimo in quanto frutto dell’errata confusione tra l’indice di densità territoriale e quello fondiario, giungendo conseguentemente ad errate conclusioni sull’intervento edilizio in questione; le conclusioni a cui giunge il comune sarebbero comunque frutto di un’errata ed incompleta istruttoria che l’avrebbe condotto a travisare i fatti per cui è causa; non avrebbe dato adeguato rilievo agli apporti procedimentali presentati dal ricorrente; il provvedimento impugnato infine perpetrerebbe una disparità di trattamento rispetto al comportamento assunto in casi simili.
Si è costituito il Comune di Isola delle Femmine che, con scritti difensivi ha replicato alle argomentazioni sviluppate in ricorso chiedendone il rigetto.
Con rispettive memorie le parti in causa hanno diffusamente sviluppato le rispettive posizioni e, alla pubblica udienza fissata per la sua discussione, il ricorso è stato posto in decisione.
DIRITTO
Il ricorso è infondato alla stregua di quanto verrà precisato.
Il provvedimento impugnato è ancorato su due autonome ragioni: per un verso il Comune di Isola delle Femmine ritiene che, in applicazione dell’art. 17 della legge n. 1150/1942, l’edificazione nelle zone in cui ha perduto efficacia un piano particolareggiato, per scadenza di termini, è comunque soggetta alla disciplina prevista dal terzo comma di detto articolo; per altro verso ritiene che l’edificazione prevista dal ricorrente sfora il limite di densità ammessa nella zona dal p.r.g. e dalla legge reg. n. 78/1976.
Il ricorrente sostiene che, diversamente da quanto ritenuto dal Comune, alla fattispecie per cui è causa, è inapplicabile la disciplina dettata dall’art. 17 della legge n. 1150/1942, e che, alla scadenza dei vincoli previsti dal piano particolareggiato, l’edificazione deve ritenersi consentita nei limiti previsti dal vigente p.r.g.
Ritiene il Collegio che l’art. 17 richiamato nel provvedimento impugnato non trovi diretta applicazione nella vicenda per cui è causa, nei sensi che verranno precisati, come sembra invece ritenere il Comune di Isola delle Femmine.
Pur essendo evidente lo sforzo compiuto da tale amministrazione al fine di evitare che la zona in considerazione possa essere soggetta ad una indiscriminata edificazione privata, a scapito della creazione di spazi pubblici che garantiscono un equilibrato sviluppo urbanistico del territorio, dalla piana lettura del terzo comma dell’art. 17 della legge n. 1150/1942, non può non pervenirsi alla conclusione che tale norma non preveda una sorta di indiscriminata ultrattività dei vincoli derivanti da un piano particolareggiato scaduto, ma che ha un ambito di applicazione più circoscritto.
In forza di tale norma i privati possono attuare le previsioni di singoli sub - comparti di un piano particolareggiato scaduto, di cui abbiano la disponibilità (nel rispetto di quanto previsto anche con riguardo alle aree di infrastrutture e servizi), in assenza dell’intervento sostitutivo del Prefetto, previsto dal secondo comma, attraverso l’approvazione del relativo progetto da parte del consiglio comunale; mentre tale previsione di legge non riguarda il rilascio di singole concessioni edilizie che non potranno che essere assentite in conformità alle previsioni contenute nel p.r.g., per la specifica area che viene in rilievo.
Non sarebbe però corretto affermare che nella fattispecie che viene in rilievo non potesse, in nessun caso, trovare applicazione il particolare meccanismo previsto dall’art 17, comma 3, legge n. 1150/1942; è invece vero che tale disposizione non trova applicazione in relazione alla specifica istanza avanzata dal ricorrente, volta non alla realizzazione di un sub comparto, ma ad ottenere un singolo permesso di costruire.
Ciò posto, il Comune investito della questione avrebbe dovuto esitare l’istanza del ricorrente tenendo conto di quanto indicato nel p.r.g., che subordina la possibilità di rilasciare singole concessioni edilizie alla esistenza di uno strumento urbanistico attuativo (l’art. 13 delle NTA, per le zone C2, rinvia alle condizioni stabilite dal precedente art. 12 per le zone C1, e quindi anche alla necessità di un previo strumento urbanistico attuativo) e al rispetto degli indici di fabbricabilità ivi previsti.
Con riguardo a tali indici di fabbricabilità, il Collegio invece non condivide la ricostruzione operata da parte ricorrente.
In primo luogo appare utile rilevare che l’indice di 0,75 mc./mq. deriva direttamente dall’art. 15 della legge reg. n. 78/1976, disposizione che - quanto meno in mancanza della vigenza di uno strumento attuativo di zona, e quindi in caso di isolati permessi di costruire - non può che fare riferimento al volume di ciascuna singola costruzione da autorizzare, in rapporto all’estensione del terreno in cui ricade, venendo diversamente frustrata la ratio di tutela naturalistica ed ambientale a cui è ispirata; e tale considerazione è già sufficiente a determinare la legittimità del diniego impugnato.
E’ poi evidente che il piano regolatore del Comune di Isola delle Femmine, nel rispetto del principio di gerarchia delle fonti, ha inteso conformarsi alla previsione di legge, ribadendone il vincolo, e quindi nello stesso senso deve essere interpretato quanto ivi disposto.
In definitiva la ricostruzione del ricorrente potrebbe astrattamente essere utile a giustificare uno strumento urbanistico attuativo che rispetti nel suo complesso l’indice di fabbricabilità indicato, e non in relazione alle singole costruzioni previste; ma non rileva con riguardo ad una singola costruzione, realizzata al di fuori della previsione di uno strumento attuativo (anche qualora non fosse vietata dalla già richiamata specifica disciplina prevista dalle richiamate NTA), che non potrebbe in ogni caso essere legittimamente realizzata oltre il limite di densità previsto, al fine di non compromettere l’ordinato assetto futuro della zona.
In conclusione, quand’anche non esistesse il limite di densità edilizia stabilito per legge, quand’anche fosse ammissibile la realizzazione di un edificio al di fuori di uno strumento urbanistico attuativo, diversamente da quanto indicato nelle NTA, e quand’anche fosse corretta l’interpretazione data in ricorso al limite di densità stabilito nelle NTA, al fine di non pregiudicare l’ordinato sviluppo urbanistico della zona, un isolato permesso di costruire non potrebbe essere accordato oltre i limiti di densità dettati, seppur con riferimento all’intera zona territoriale.
In conclusione il ricorso è infondato e deve essere respinto.
Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite, comprensive di onorari e spese anche generali, in favore del Comune di Isola delle Femmine, che liquida in complessivi €. 2.000,00, oltre IVA e c.p.a.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 21 marzo 2019 con l'intervento dei magistrati:
Cosimo Di Paola, Presidente
Nicola Maisano, Consigliere, Estensore
Francesco Mulieri, Primo Referendario








L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Nicola MaisanoCosimo Di Paola
IL SEGRETARIO




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Art. 17.
Validita' dei piani particolareggiati.
Decorso il termine stabilito per la esecuzione del piano
particolareggiato questo diventa inefficace per la parte in cui non
abbia avuto attuazione, rimanendo soltanto fermo a tempo
indeterminato l'obbligo di osservare nella costruzione di nuovi
edifici e nella modificazione di quelli esistenti gli allineamenti e
le prescrizioni di zona stabiliti dal piano stesso.
Ove il Comune non provveda a presentare un nuovo piano per il
necessario assetto della parte di piano particolareggiato che sia
rimasta inattuata per decorso di termine, la compilazione potra'
essere disposta dal prefetto a norma del secondo comma dell'art. 14.
/*((Qualora, decorsi due anni dal termine per l'esecuzione del piano
particolareggiato, non abbia trovato applicazione il secondo comma,
nell'interesse improcrastinabile dell'Amministrazione di dotare le
aree di infrastrutture e servizi, il comune, limitatamente
all'attuazione anche parziale di comparti o comprensori del piano
particolareggiato decaduto, accoglie le proposte di formazione e
attuazione di singoli sub-comparti, indipendentemente dalla parte
restante del comparto, per iniziativa dei privati che abbiano la
titolarita' dell'intero sub-comparto, purche' non modifichino la
destinazione d'uso delle aree pubbliche o fondiarie rispettando gli
stessi rapporti dei parametri urbanistici dello strumento attuativo
decaduti. I sub-comparti di cui al presente comma non costituiscono
variante urbanistica e sono approvati dal consiglio comunale senza
l'applicazione delle procedure di cui agli articoli 15 e 16))*/.
(19)


3. Qualora, decorsi due anni dal termine per l'esecuzione del piano particolareggiato non abbia trovato applicazione il secondo comma nell'interesse improcrastinabile dell'Amministrazione di dotare le aree di infrastrutture e servizi, il comune, limitatamente all'attuazione anche parziale di comparti o comprensori del piano particolareggiato decaduto, accoglie le proposte di formazione e attuazione di singoli sub-comparti, indipendentemente dalla parte restante del comparto, per iniziativa dei privati che abbiano la titolarità dell'intero sub-comparto, purché non modifichino la destinazione d'uso delle aree pubbliche o fondiarie rispettando gli stessi rapporti dei parametri urbanistici dello strumento attuativo decaduti. I sub-comparti di cui al presente comma non costituiscono variante urbanistica e sono approvati dal consiglio comunale senza l'applicazione delle procedure di cui agli articoli 15 e 16.(comma aggiunto dall'articolo 5, comma 8-bis, legge n. 106 del 2011)





DINIEGO DI CONCESSIONE IN SANATORIA N.07 del 24/04/2012
Il Responsabile del III Settore
· Vista l’istanza di Sanatoria Edilizia presentata ai sensi del D.L. 30 settembre 2003 n. 269 in data 07/12/04, prot. n. 14233, dalla Sig.ra Bellis Ernesta, nata a Sacile (PN) il 04/03/1914, residente a Padova, via A. Ampere n. 82, C.F.: BLLRST14C44H657Z, comprendente due sub-istanze:
1. Istanza progr. 01 per la realizzazione di un fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente una superficie utile di mq. 27,00 in viale dei
Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 sub 2;
2. Istanza progr. 02 per la realizzazione di un fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente superficie utile di mq.25,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 sub 3;
· Considerato che la sig.ra Bellis Ernesta, sopra generalizzata, risulta deceduta in Isola delle Femmine il 19/08/11 e pertanto gli eredi risultano essere i figli
CARUSO DANIELE nato a Palermo il 23/02/1951 ed ivi residente in via Polara n. 97 c. f.: CRS DNL 51B23 G273M, e CARUSO CLAUDIO nato a Palermo il 13/11/1952 e residente a Padova in via A. Ampere n. 82, c.f.: CRS CLD 52S13 G273Z;
· Visti gli atti tecnico progettuali allegati alla domanda;
· Viste le dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà, rese ai sensi del D.P.R. 445/2000, nelle quali la sig. Bellis Ernesta, sopra generalizzata, dichiara che le opere oggetto di istanza di sanatoria prot. n. 14233 del 07/12/04, progr. 01 e 02 sono state realizzate alla data del 10/01/03;
· Accertato, sulla base dei riscontri effettuati da questo ufficio sulla cartografia acquisita dall’Assessorato Territorio e Ambiente ed in particolare Carta Numerica Regionale Foglio 5940310 – Ripresa aerea Agosto 2004 e quindi in epoca successiva al 31/03/2003 indicato dal comma 25 dell’art. 32 D.L. 269/2003 quale termine per l’ultimazione delle opere abusive suscettibili di sanatoria, che il terreno sito in viale dei Saraceni del Comune di Isola delle Femmine ed individuato in catasto al foglio 3 particella 1766 sul quale sono state realizzate le opere abusive oggetto dell’istanza di sanatoria prot. n° 14233 del 07/12/2004, alla data della ripresa aerea (agosto 2004) era libero da fabbricati e/o costruzioni;
· Ritenuto, pertanto, pacificamente acclarato che alla data del 31/03/2003 le opere abusive in oggetto specificate non erano state né iniziate, né tanto meno
ultimate e che conseguentemente per le stesse non sussistono i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla legge per l’ammissibilità a sanatoria, ed in particolare quello della ultimazione delle opere entro il termine legislativamente previsto;
· Vista la richiesta di notifica provvedimento del 07/03/2012, prot. n. 0003590 a carico di Caruso Daniele, e l’ulteriore richiesta di notifica provvedimento del 07/03/2012 prot. n. 0003591, a carico di Caruso Claudio;
· Considerato che il Preavviso di Diniego di Concessione Edilizia in Sanatoria ai sensi dell’art. 11 bis, comma 1 della L.R. n. 10/91, del 07/03/2012 prot. n. 0003589, è stato regolarmente notificato al Sig. Caruso Claudio, sopra generalizzato, in data 15/03/12 secondo le modalità previste dall’art. 140c.p.c. dall’ufficio messi del comune di Padova, ed al sig. Caruso Daniele, sopra generalizzato, in data 15/03/12 regolarmente notificato all’interessato dall’ufficio messi del comune di Palermo;
· Rilevato che entro il termine assegnato per la presentazione di osservazioni, è pervenuta in data 23/03/12, prot. n. 4432, da parte della ditta Caruso Daniele,
sopra generalizzato, una richiesta di archiviazione del procedimento per decorrenza dei termini;
· Considerato che nelle osservazioni fatte pervenire dalla ditta Caruso Daniele non è contenuto alcun elemento utile a superare i motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza di condono, limitandosi l’interessato a ritenere che “le motivazioni ostative addotte da questo Ufficio Tecnico siano frutto di errore”;
· Accertato, tuttavia, che le opere realizzate abusivamente per le quali è stata richiesta la relativa legittimazione, non risultano suscettibili di sanatoria in quanto per le stesse non sussistono i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla legge per l’ammissibilità a sanatoria ed in particolare i quanto: 
a) non è verificata la condizione del completamento al rustico delle opere abusive entro la data del 31/03/2003 termine previsto dal comma 25 dell’art. 32 D.L. 269/2003; 
b) le opere abusive sono comunque non suscettib ili di sanatoria in quanto rientrano nell’ipotesi di insanabilità di cui all’art. 32 comma 27 lettera  d) D.L. 269/2003 trattandosi di opere abusive non conformi allo strumento urbanistico realizzate in area soggetta a vincolo paesaggistico imposto prima della esecuzione dell’abuso; 
c) le opere abusive non sono comunque sanabili in quanto realizzate in area soggetta a vincolo assoluto di in edificabilità operante ope legis in forza dell’art. 15 lett. a) L.R. 78/76;
· Visto l’art. 32, comma 25, del D. L. 30 settembre 2003, n. 269 convertito con modificazioni dalla L. 24 novembre 2003 n. 326;
· Rilevato che gli immobili risultano censiti al N.C.E.U. del Comune di Isola delle Femmine al foglio n. 3 particella 2314, sub 1 (corte), sub. 2 e sub 3;
· Vista la Legge 28 febbraio 1985 n. 47 recepita dalla L.R. n. 37/85 e ss.mm.ii.;
· Visto l’art. 32 della Legge 30 settembre 2003 n. 326;
· Visto l’art. 15 lett. a) L.R. 78/76;
· Visto l’art. 24 della L.R. 5 novembre 2004 n. 15;
· Visto l’art. 107 del D. Lgs del 18 agosto 2000 n. 267;
· Visti gli strumenti urbanistici comunali vigenti;
DENEGA
· La concessione edilizia in sanatoria per le opere abusive oggetto dell’istanza di condono edilizio presentata ai sensi del D.L. 30 settembre 2003 n. 269 convertito con modificazioni dalla L.24 novembre 2003, n. 326, in data 07/12/04, prot. n. 14233, progr. 01 e 02, pratica n. 79/04, dalla Sig.ra Bellis Ernesta, nata a Sacile (PN) il 04/03/1914, residente a Padova, via A. Ampere n. 82, C.F.: BLLRST14C44H657Z, per la realizzazione di un fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente una superficie utile di mq. 27,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 oggi N.C.E.U. F. 3 part. 2314 sub 2 (progr. 01) e fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente superficie utile di mq.25,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 oggi N.C.E.U. F. 3 part. 2314 sub 3 (progr. 02), oggi di proprietà di CARUSO DANIELE nato a Palermo il 23/02/1951 ed ivi residente in via Polara n. 97 c. f.: CRS DNL 51B23 G273 M e CARUSO CLAUDIO nato a Palermo il 13/11/1952 e residente a Padova in via A. Ampere n. 82, c.f.: CRS CLD 52S13 G273Z, stante l’improcedibilità della stessa in quanto per le stesse non sussistono i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla legge per l’ammissibilità a sanatoria ed in particolare i quanto: 
a) non è verificata la condizione del completamento al rustico delle opere abusive entro la data del 31/03/2003 termine previsto dal comma 25 dell’art. 32 D.L. 269/2003; 
b) le opere abusive sono comunque non suscettibili di
sanatoria in quanto rientrano nell’ipotesi di insanabilità di cui all’art. 32 comma 27 lettera d) D.L. 269/2003 trattandosi di opere abusive non conformi allo strumento urbanistico realizzate in area soggetta a vincolo paesaggistico imposto prima della esecuzione dell’abuso; 
c) le opere abusive non sono comunque sanabili in quanto realizzate in area soggetta a vincolo assoluto di in edificabilità operante ope legis in forza dell’art. 15 lett. a) L.R. 78/76;
DISPONE
Di notificare agli interessati a cura del messo comunale, l’originale del presente atto, nei modi prescritti dalla legge.
Avverso il presente provvedimento l’interessato può proporre ricorso giurisdizionale al competente T.A.R., entro 60 giorni dalla data di notifica.

Il Responsabile del Servizio Il Responsabile del Settore Urbanistica
F.to Arch. Monica Giambruno F.to Ing. Francesca Usticano

  • 2008 25 NOVEMBRE CGA 778 2008 RICHIESTA SANATORIA 09 06 06 2018 11 GIUGNO SENTENZA 466 2018 RICORSO 01503 2012 BELLIS ERNESTA DINIEGO N 7 24 04 12 CARUSO  DANIELE CARUSO CLAUD




































2019 29 MARZP TAR PALERMO N. 00922/2019 REG.PROV.COLL N. 03937/2015 REG.RIC.ricorso 3957 2015 DINIEGO LICENZA EDILIZIA 10 5 OTTOBRE 2015





BELLIS ERNESTA,CARUSO DANIELE,CARUSO CLAUDIO,PARTICELLA 1766 FOGLIO 3,ABUSIVISMO,SIINO ANTONIO,ALBERT GIOVANNI,CANEPA,RAPPA ROCCO, SENTENZE, BOLOGNA STEFANO USTICANO FRANCESCA,GIAMBUNO MONICA